C’è posta per te

Mi chiamo Ernesto Tabellario e faccio il postino.

Una professione noiosa, direte voi.

Per niente, dico io!

Perché il postino come lo faccio io non lo fa nessuno…

Io la posta non solo la consegno… io la posta la faccio mia…

Da bambino, quando ancora non avevo imparato a leggere, quegli strani segni sulle copertine dei libri nascondevano segreti che non vedevo l’ora di poter scoprire… Poi sono cresciuto, e quei segni sono diventati lettere, parole, frasi… musica per i miei occhi curiosi!

Aprire i libri, a un certo punto è diventato troppo facile, troppo banale… e la mia attenzione ingorda ha iniziato a rivolgersi alle buste chiuse. Quei pensieri nascosti nella carta sono diventati un’ossessione.

Così, dopo il liceo, e l’università, e il master (tutto per accontentare la mia famiglia, che questo si aspettava da me) ho fatto il concorso alle poste.

Io non volevo niente di più…

Niente di più della possibilità di aprire quelle buste…

Di leggere quelle parole nascoste.

Capire come le persone comunicavano fra loro.

Carpire i segreti di ognuno.

Ricostruire la storia di ogni persona, da una lettera.

Sì… perché, a volte, basta una lettera, per capire la vita di qualcuno.

La storia che voglio raccontarvi qui, è proprio quella di una lettera; una tra le tante che ho aperto all’insaputa del destinatario e del mittente…

Ma una molto importante, perché mi ha permesso di capire chi ha ucciso Sandra.

Sandra. Chi è, questa Sandra, vi chiederete…

Sandra non è nessuno.

Per voi.

Ma Sandra è qualcuno per la sua famiglia, per i suoi amici, per i suoi colleghi, per me… e Sandra è qualcuno per chi le ha inviato quella lettera gialla…

O meglio.

Sandra, era… qualcuno.

Perché Sandra ora è morta….

E quella lettera non l’ha mai ricevuta, per colpa mia…

 

Una busta gialla, in carta di riso, di quelle un po’ più spesse del normale. Che non passano inosservate.

Destinatario: Sandra Rossi, Via XX Settembre, Bagnato sul Pavese 00876 Poscio

Sandra io la conosco. È una donna di circa 50 anni, una di quelle che quando il postino (in questo caso, io) suona al citofono, risponde sempre in modo gentile, apre il cancello e scende al portone per prendere la sua posta. Un po’ per la smania di sapere chi le ha scritto, un po’ per quella cortesia d’altri tempi che è insita in alcune persone.

Insomma, una delle mie ‘clienti ‘ preferite. Una di quelle che, in altri tempi, i tempi in cui la vita delle persone non era governata dalla fretta e dall’ansia, avrebbe offerto un caffè caldo al suo postino, negli inverni freddi, o un bel bicchiere di tè freddo con ghiaccio, nelle estati più afose.

Fatto sta, insomma, che quella busta gialla indirizzata a Sandra, io l’ho aperta…. E quello che ho letto, non mi è piaciuto per niente.

 

Da anni faccio il postino in quello che era il suo quartiere, e da anni leggo la sua corrispondenza. Come se Sandra fosse una mia cara amica, una sorella… come se le sue lettere fossero indirizzate a me.

E ho capito tanto di Sandra, dalle lettere che riceve.

Ho capito che non ha mai preso una multa in 10 anni, per esempio… ho capito che ha pochi parenti (una sorella in America, e una lontana zia che vive a Napoli). Ho capito che è stata sposata per un po’, ma che le cose con suo marito non devono essere andate bene. Non ho capito il perché… eppure so che qualcosa di particolare deve essere successo tra lei e quel Giorgio, suo marito, di cui la zia le parla in ogni sua missiva. E gliene parla con astio. Non nei confronti del marito, purtroppo, bensì come se Sandra gli avesse fatto un torto.

Non è strano che tua zia stia dalla parte del tuo ex marito?

Di Sandra ho capito che non ama perdersi in chiacchiere, perché nonostante io non abbia mai letto ciò che Sandra stessa scrive agli altri (perché purtroppo in Italia non è come nei film americani in cui uno, la posta in uscita la infila nella sua cassetta delle lettere…, magari… sarebbe stato tutto molto più facile), ho letto ciò che le scriveva sua sorella dalla Florida: “Sandra, dalla tua ultima lettera ho capito che ho fatto bene a trasferirmi lontano da te, dall’Italia, da tua marito e dalla zia, perché la comunicazione tra noi risulta comunque impossibile. Tu non racconti niente di te, mi dici a malapena come stai, mi mandi gli auguri per le feste, ma io non so se sei felice, se sei triste, se hai amici o cosa ti piace fare…”

Eppure Sandra, per me, era un libro aperto. Perché quel suo sorriso, la mattina, non poteva che voler dire che lei era una donna buona, felice, semplice. Chissà se…

A questo punto, ve lo devo proprio confessare (e nel dirlo a voi, lo confesso anche a me stesso). In qualche modo, io mi ero innamorato di Sandra. E, nonostante la mia timidezza e tutti i miei timori, ho voluto aprirmi, per capire se, magari, poteva esserci un modo per costruire qualcosa insieme. Se quel suo attendermi al portone, vicino alla cassetta delle lettere, poteva trasformarsi in un incontro davanti a una bottiglia di vino, in un ristorantino sul mare, in una sera d’estate.

E, dunque, c’ho provato; naturalmente, a mio modo…. Con una lettera.

Gliel’ho messa nella cassetta della posta, una mattina in cui sapevo che lei non sarebbe stata là ad accogliermi, perché aveva un appuntamento dall’avvocato (non chiedetemi come facevo a saperlo… la risposta è scontata…).

 

Insomma, una mattina, ho messo questa mia lettera nella sua cassetta della posta. E il giorno dopo non riuscivo a contenere la mia ansia. Quale sarebbe stata la sua reazione?

Quando sono arrivato in Via XX Settembre, sudavo come mai mi era capitato in vita mia, sotto la mia divisa gialla e blu da postino… e quando sono arrivato al cancello ero talmente agitato che ho sbagliato mira, e invece di suonare il suo campanello, ho suonato quello della famiglia del piano di sotto….

Oddio, pensavo fra me… ho rovinato tutto. Adesso dovrò aspettare fino a domani per capire…

Ma la curiosità era troppa, quindi mi sono avvicinato alla sua cassetta delle lettere, per vedere se, almeno, avesse ritirato la mia dichiarazione.

Sorpresa sorpresa…la mia lettera era ancora lì. Ma un’occhiata più attenta mi ha mostrato che la busta era aperta. Dunque, l'aveva letta… e l’aveva rimessa lì…

Perché?

E anche la cassetta era aperta. Un messaggio chiaro, direi…almeno per me. Ho ripreso quella mia busta e l’ho aperta, come un bambino apre la busta delle figurine che la mamma gli ha appena comprato…

Dentro la busta, frammenti di quel foglio scritto con le mie mani tremanti, con le mie ansie, le mie paure.

L’ha strappata, in mille pezzi….

Sandra, perché? Perché? Come hai potuto?

Sono tornato di corsa in ufficio e, lamentando un improvviso malessere, mi sono messo in malattia.

Solo la mattina dopo, leggendo le ultime notizie su internet, rintanato sotto le mie accoglienti coperte, ho scoperto che Sandra era morta. Assassinata. Proprio l’altro ieri mattina, nell’androne del suo palazzo. Di fronte alla cassetta delle lettere.

Nell’articolo si parlava di Sandra come di una donna sola, una ex impiegata comunale che era andata in pensione prima del dovuto, inspiegabilmente, adducendo motivazioni personali. Si sospettava che fosse stata complice del marito (ex Sindaco) in vicende illegali mai completamente chiarite. Gli inquirenti ipotizzavano che la sua morte fosse legata proprio a quelle circostanze.

Ed ecco che quella lettera gialla, che Sandra non aveva mai letto, poteva assumere una certa importanza nelle indagini sulla sua morte. Quella lettera che solo io, Sandra e il suo autore avevamo letto. Quella lettera strappata...

Dentro di me, pensavo che avrei dovuto fare qualcosa. Dovevo fare in modo che la Polizia portasse la sua attenzione su quella missiva, perché sicuramente quel pazzo che aveva scritto a Sandra era implicato nella sua morte…

Glielo dovevo, alla mia Sandra, quella Sandra sempre gentile, sempre sorridente, sempre disponibile…

Sì, mi decisi, sarei andato alla polizia e gli avrei parlato della lettera.

Ricordavo perfettamente di averla aperta proprio lì, di fronte a quella cassetta delle lettere, in quell’androne, e ricordavo anche di averla fatta in pezzi immediatamente… poi… cosa avevo fatto? Me l’ero infilata in tasca? L’avevo portata a casa con me e nascosta in qualche cassetto? L’avevo forse bruciata?

Piano piano, i miei ricordi cominciarono a schiarirsi…

 

È martedì mattina. Come ogni giorno arrivo in Via XX Settembre per consegnare la posta. Suono il campanello, entro, metto la mia lettera gialla, scritta con amore e tanta apprensione, nella cassetta di Sandra… mi dirigo verso il portone, per uscire. Un riflesso di luce sul vetro del portone mi distrae… cosa stavo facendo? Ah ecco… stavo consegnando la posta…

Entro nell’androne e vedo una bella busta gialla nella cassetta delle lettere di Sandra; una di quelle buste in carta di riso, di quelle un po’ più spesse del normale…

Non resisto! Chi mai può avere inviato alla mia Sandra una lettera così elegante? La prendo, la apro.

“Sandra, amore della mia vita! Ti aspetto domani sera al ristorante da Giorgio, quello sul porticciolo. Mi riconoscerai dalla rosa gialla appoggiata sul tavolo”

Chi ha osato fare una proposta del genere alla mia Sandra!??!!? La MIA SANDRAAAAAAAAA!

Ricordo perfettamente di avere fatto in mille pezzi quella lettera, busta compresa e, improvvisamente, ho sentito una voce dietro di me: “Che fa? Come si permette? Perché sta frugando tra la mia posta!?”

È stato un attimo, Sandra mi aveva scoperto e aveva un amante…

Il resto, è avvolto nel buio.

 

10 anni dopo.

Mi chiamo Ernesto Tabellario e faccio il postino. Consegno la posta nel carcere di Poscia…

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Genere

thriller

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