Amalia e l'incidente perfetto

"Dove mi trovo?" Sentivo un terribile odore di disinfettante.

"Sei in ospedale. Hai avuto un incidente. Sei stata investita." 

Queste informazioni mi arrivavano da un bimbetta che mi osservava dal letto accanto al mio con due grandi occhi blu.

"E tu chi sei?"

"Io mi chiamo Alice. Tu?"

"Non lo ricordo. L'unico nome che ricordo è Agata. E non so neppure chi sia."

"Hanno detto che stavi portando a spasso un cane. E' il tuo?"

"Cody!!!! Sì lo ricordo, è un beagle. Sai dov'è?"

"Era con il ragazzo dell'ambulanza, Johnny, dice che se ne sarebbe preso cura lui fino a quando non ti fossi svegliata. Adora gli animali."

"Tu perché sei qui?"

"Mia mamma lavora qui. Fa l'infermiera. Ogni tanto io l'aiuto."

Mentre stavo conversando con la mia vicina di letto, la porta si aperse e vidi entrare un medico con un'infermiera. 

"Allora come andiamo, come si sente?"

"Bene, meglio. Che mi è successo? Lo sa?"

"E' stata investita. Ha riportato qualche contusione, nessun danno grave."

"E' normale che non ricordi nulla, neppure il mio nome?"

"Beh si potrebbe trattare di un'amnesia temporanea. In alcuni casi succede."

"E che si fa?"

"Ci si riposa, si aspetta con pazienza e un po' alla volta la memoria ritorna."

"Sempre?"

"Quasi sempre. Alcune volte preferiamo cancellare il passato e ripartire da zero."

A parte il fatto di non ricordare nulla, non aiutava il fatto che il telefono si fosse rotto in mille pezzi e la scheda interna fosse danneggiata. La borsetta che sembrava portassi con me aveva sparso tutto il contenuto in strada e quello che era stato recuperato consisteva solo in trucchi e in bigliettini da visita di persone, i cui nomi mi erano completamente sconosciuti.

Il mio cane, Cody, aveva un numero di telefono nella targhetta del collare, ma avevano già provato a chiamare e suonava a vuoto.

Sembrava fossi una persona molto sola.

L'unico nome che continuava a rimbalzare da una parte all'altra del mio cervello era Agata. Senza un motivo. Un altro nome senza volto.

"Senta dottore se le dico il nome Agata e che è una dog sitter, pensa sia possibile ritrovarla? Forse è l'unica persona che sa chi sono."

"Facciamo così le porto un portatile e magari lei fa un po' di ricerca online. Se è fortunata, potrebbe riuscire a trovarla."

Cominciai a digitare tutte le combinazioni possibili immaginabili su Google, i social network, Instagram, Twitter, ma niente. 

Quando ad un tratto la bimba affianco a me, di cui mi ero dimenticata la presenza, se ne uscì fuori così: "Io forse una Agata la conosco. Abita nel mio palazzo. E' una studentessa d'arte e fa mille lavori, non è mai in casa."

"Davvero? Pensi potrebbe essere lei?"

"Forse. Posso dirle che sei qui quando torno a casa."

"Ti ringrazio tanto."

Di li a poco una giovane donna entrò nella stanza e prese Alice con sé, dopo essersi scusata a lungo dell'intrusione.

"Alice è una bambina molto curiosa, forse è anche un po' colpa del nome che le abbiamo dato."

Le salutai con la mano e a quel punto mi ritrovai completamente sola in una stanza d'ospedale senza sapere neppure il mio nome. 

Possibile che nessuno si stesse preoccupando per me e mi stesse cercando?

Che tipo di persona ero? Il mio cane, la mia borsa, i miei vestiti, che erano appoggiati sulla sedia accanto al letto,   raccontavano la storia di una ricca single newyorkese che si godeva la vita.

Ma quale vita? Con chi? Facendo cosa? Domande senza risposte.

A un certo punto sentii aprirsi la porta e un tipo in camice verde chiese permesso. Era Johnny mi disse, il ragazzo dell'ambulanza, che si stava occupando di Cody. Che nome buffo avevo scelto per il mio cane, disse. 

Che tipo, pensai lì per lì. Sembrava il classico secchione della scuola con quegli occhiali da studentello e quell'aria un po' sperduta. 

Si sedette sul letto accanto al mio. "Cody sta bene. E' un cane molto educato."

"Ti ringrazio per essertene occupato."

"Sai che ha un collare di brillanti, vero? Lo ricordi?"

"Nooo, un collare di brillanti, che assurdità, a chi verrebbe in mente?"

"A te a quanto pare!"

"Chissa che tipo di persona ero. Una persona con un beagle con un collarino di brillanti. E poi che altro? Forse riempivo lui di attenzioni per nascondere il fatto di essere sola."

"E tutti quei bigliettini da visita allora? Ho raccolto io la tua borsa da terra quando è caduta. Sembrano persone importanti."

"Nomi senza volti anche quelli. Li ho cercati in internet e sembrano pezzi grossi della finanza. Ma non ho idea di cosa li colleghi a me o perché io li conosca."

"E non hai pensato di chiamarli? Sicuramente ti sapranno aiutare."

"Al momento non me la sento. Ho la testa confusa e quei nomi mi mettono in soggezione."

"Capisco. Magari ti posso aiutare io domani, se ti va."

"Sei gentile. Davvero esistono ancora persone come te, che si preoccupano degli altri?"

"Beh a quanto pare sì."

Mi diede la buonanotte e se ne ando'.

Il giorno dopo con il sole e un bel cielo azzurro ritornò Alice e con lei Agata. Una ragazza magra, bionda, con delle lentiggini a colorarle la pelle avorio e un sorriso luminoso.

"Ciao Amalia!" mi salutò, mentre io la osservavo stupita. 

"Ciao. Amalia chi?" chiesi mentre mi guardavo intorno alla ricerca di qualcun altro nella stanza.

"Sei tu Amalia."

"Che nome! Non può essere il mio. Sei sicura di non confondermi con qualcun'altra?"

"Certo che no. Sei la proprietaria di Cody. Appartamento 15B sulla settantatreesima."

"Oh cielo. Quindi tu sai anche dove abito, chi sono, cosa faccio nella vita?"

"Noooo, non so niente di te, sei una persona molto riservata. So dove abiti perché é lì che prendo o lascio il tuo cane, al portiere per la precisione,  è lui che lo riporta al tuo appartamento. Non ho idea di che lavoro tu faccia, ma deve essere pagato parecchio bene, visto i tuoi abiti sempre così eleganti."

"Conosci i miei amici, la mia famiglia?"

"No, mai visti."

Ecco ero punto e a capo. A parte il fatto che ora avevo almeno un tetto sopra la testa. Il portiere mi avrebbe riconosciuta e fatta entrare speravo.

"Agata mi sei stata preziosa. Saprò ripagarti non appena riuscirò a mettere insieme la mia vita e riavere accesso al mio conto."

"L'ho fatto volentieri. D'altronde mi sono sentita in colpa. Avrei dovuto portare fuori io Cody quel giorno."

"New York si sta rivelando una piccola città dopo tutto. Prima Alice, poi tu."

"Dov'è Cody? Vorrei salutarlo."

"Lo trovi con Johnny. E' un addetto all'ambulanza. Forse Alice può dirti dove si trova."

Quel pomeriggio la mia stanza si trasformò in una specie di agenzia investigativa. Con Alice, Agata e Johnny che cercavano di recuperare informazioni chiamando i numeri dei biglietti da visita. Avevo notato che Agata e Johnny ogni tanto si scambiavano occhiate complici e sorrisi imbarazzati quando le loro mani si toccavano accidentalmente. Sembravano così presi da questa ricerca quasi si trattasse di una caccia al tesoro. Che poi il tesoro era la mia identità.

Ma tutte le risposte che riuscivano ad ottenere erano alquanto vaghe. Sembrava io fossi una consulente di qualche tipo, ma di cosa nello specifico non si capiva.

Mi chiedevo se una persona può condurre una vita così anonima come la mia. Sembrava che io per il mondo non esistessi, che tutto potesse continuare come prima anche senza di me. Ma ero davvero così poco importante?

La sconsolazione si stava impadronendo di me sempre di più, fino a quando qualcosa successe. Finalmente.

Andrew, un broker, disse di conoscermi, alquanto bene sembrava, disse che avevamo avuto una storia insieme, niente di che precisava, ora era fidanzato, ma allora ci eravamo divertiti, a detta sua.

Ero un'arrampicatrice sociale, mangia uomini, non avevo amiche, in quanto le consideravo soltanto delle rivali. Avevo lasciato la mia famiglia di origine proletaria, in quanto non corrispondeva all'immagine che volevo si avesse di me e perchè li consideravo in fondo dei perdenti, che non mi avevano mai dato ciò di cui avevo bisogno.

L'unico che mi amava e che io amavo era Cody. 

Cielo!!! Che quadro impietoso aveva fatto di me in due minuti di conversazione. Ero davvero quella persona? Davvero così terribile da rinnegare la mia stessa famiglia, da non volere attaccamenti sentimentali o amici?

Su chi potevo contare ora, che non ricordavo nulla di me? Nessuno! Ecco lo splendido risultato ottenuto! Ma almeno avevo Alice, Agata e Johnny che mi guardavano con simpatia. Chissà, magari loro sarebbero potuti diventare i miei primi amici.

Per fortuna avevo perso la memoria. Non volevo più essere quella persona. Adesso avrei davvero potuto ricominciare da zero una nuova vita. Mi era stata data una seconda chance e non l'avrei sprecata.

 

 

 

 

 

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