L'impermanenza dei diamanti

Ed ecco 8 persone al mio capezzale, 8 estranei di cui uno dice di essere mio fratello.

Le altre persone dicono che sono collaboratori e colleghi, mi spiegano che la botta ha causato una commozione cerebrale facendomi dimenticare il mio passato, il mio presente e quindi il mio futuro.

E’ già perche se le basi passate di una vita non si ricordano non esiste né presente né futuro.

Mi guardo allo specchio e vedo una ragazza alta dagli occhi di blu cupo, non riesco a capire cosa c’ era oltre il blu, mi dicono famosa e ricca chirurgo. Guardo le mie mani non mi trasmettono nessuna storia, il mio corpo è muto non rivela niente,solo una piccola e insignificante cicatrice tra l’indice e il medio. I giorni dopo l’incidente ho parlato con persone che sembrano sapere chi sono, chi ero e incredibilmente chi sarò: estranei che parlano di una perfetta estranea .E impressionante come il concetto di estraneità sia entrato prepotentemente nella mia vita ma non provo smarrimento, solo la consapevolezza di trovarmi in un grande labirinto ma con una rassicurante via d’uscita.

Oggi è il grande giorno del rientro a casa.Mi apre la governante che ovviamente non riconosco.

Ad un certo punto si avvicina una buffa ragazza dai lunghi capelli neri.Ha braccia enormi come enormi sono le sue gambe, mi chiede scusa per quel che è successo e allora capisco che il volto che vedo è quello di Agatha, gli ripeto che non è colpa sua, mia distrazione; ma lei con la sua enorme mole avvinghiandomi  mi esprime tutta la sua felicità nel vedermi viva. Io mi chiedo come faccia a lavorare con tutto quel peso che deve trasportare. A quanto pare Agatha è molto più del ruolo di dogsitter per me. E lei che mi fa fare il giro della mai casa.Usciamo dall’enorme vetrata della sala e si riversa su di me come una fredda cascata, un intenso profumo di rose. Chiudo istintivamente gli occhi per assaporare ogni molecola del profumo incantevole sperando in cuor mio che mi faccia ricordare qualsiasi cosa della mia vita precedente ma niente.

-   Rachel, la memoria ti sta tornando, chiudi sempre gli occhi davanti alle rose.

Io sorrido perche il corpo inizia a parlarmi, riacquista la memoria prima di me.

Le giornate passano lentamente e il tempo sembra dilatarsi nel vivere una vita nuova.

Agatha dice che finalmente perdo il mio proverbiale controllo e semplicemente mi lascio andare al trascorrere della vita che di per sè ogni minuto vissuto intensamente è un opera d’arte.Opera d’arte fatta di cellule di sangue e di organi.

Leggo tanto e il primo libro è il Piccolo Principe. Provo una tenerezza infinita verso il principe bambino, cosi adorabile da desiderare di prenderlo in braccio e di spostargli il ciuffo biondo dalla fronte. 

-  Rachel, credo sia arrivato il momento di entrare nella stanza.

E già la stanza misteriosa, della quale  Agatha affettuosamente mi vieta di entrare, senza darmi motivazione e io obbedisco.La porta della misteriosa stanza si apre solo digitando lettere e numeri Davanti a noi appare un’altra porta fatta tutta di vetro e colori e  illuminata dall’interno.

Osservo la piccola cicatrice tra l’indice e il medio.

Tento di sgranare gli occhi ma quello che c’è all’interno della camera me li fa socchiudere. Il mio respiro si fa velocemente affannoso,il cuore batte talmente forte che il sangue tenta inutilmente di superare la sua velocità nello scorrere, sento dolore ma non è dato dal mio corpo ma da un ricordo della mia vita passata. E’troppo intenso il momento, non reggo e svengo.

Dopo quell’episodio i giorni passano gustandomi la bellezza del consueto.

Ma un giorno Agatha mi dice:

-  Rachel manca un tassello per riappropriarti della tua memoria ma è quello che ti farà più male

- Che vuoi dire Agatha? Mi stai spaventando

- Devi fidarti, hai impegni questo pomeriggio?

- No, perché?

- Vedo se Maria è libera

- Chi è Maria?

- Mia sorella

- Agatha perché vengo a sapere solo ora che hai una sorella

- Perché lei è parte di quel tassello

Maria è disponibile quindi ci prepariamo e andiamo.

In macchina le mani iniziano a tremare, Agatha toglie la sua dal voltante e mi la poggia sulla mia calmandomi.

Ci addentriamo nell’estrema periferia di New York, un quartiere in realtà dall’aspetto povero e abbandonato.

Invece la casa della sorella straripa di fiori colorati.

Maria apre la porta e mi guarda in un modo strano.

- Rachel, come ti dicevo al telefono, non ricorda -   Agatha pronuncia queste parole in modo secco e conciso, ma dopo qualche istante le due sorelle si abbracciano calorosamente.

Maria non mi parla e io ho solo voglio di urlare e uscire fuori dalla tensione che si è venuta a creare.

Io entro e rivivo quello che ho provato entrando nella misteriosa stanza, ma questa volta non voglio svenire. Le gambe non reggono, il cuore batte forte, ma il cervello prende il soppravvento  mantenendomi lucida. Sento che questo è il momento della verità. Maria e Agatha sono dietro di me, come spettatori seduti che attendono l’atto finale. Osservo i mobili dentro la sala, il divano pulito ma di un colore vecchio, i soprammobili sono un miscuglio di statue che non c’entrano le une con le altre. E in mezzo a queste statue il mio sguardo cade su una foto di un bambino sorridente.

Il mio respiro si ferma e gli occhi in un istante si riempiono  di lacrime tutto sta girando attorno a quella foto, tutto acquista un senso drammatico da quel sorriso.Vado verso Maria,mi incammino lentamente e lentamente mi metto davanti a lei e piego le mie ginocchia sul pavimento duro, le prendo le mani e gliele bacio bagnandole con le mie lacrime e le chiedo scusa prima sussurrando e poi, come a intraprendere la salita verso la scala della sofferenza, le urlo scusa per aver ucciso suo figlio Anthony. Anche Agatha e Maria piangono e mi aiutano a rialzarmi.

Ci sediamo sul divano dal colore vecchio e rimaniamo in silenzio, tenendoci per mano. Loro due si guardano e io rimango a fissare la foto del piccolo Anthony, era cosi bello, un piccolo principe moro da tenere in braccio e accarezzargli  la fronte. Ho ucciso il piccolo principe.

Un anno fa arrivò Agatha, Maria con suo marito e il piccolo Anthony in braccio,  che urlava dal dolore, nell’ospedale dove lavoravo. Agatha mi fa chiamare, io stavo smontando. Appena la vedo mi chiedo cosa voglia la mia dog sitter. Anthony è in peritonite e vuole che lo operi io.

Con un sospiro di rassegnazione le dico di si e faccio preparare la sala operatoria.

Io avevo solo in mente di acquistare una costosa collana di diamanti che vidi la mattina prima di recarmi al lavoro.L’operazione andò bene ma non finii io pensando che dovevo anche perdere tempo ad avvisare Agatha e i genitori di Anthony. Cosi feci e tutto andò secondo i mie piani anche l’acquisto della mia splendida collana.

Ma mi sbagliai: Anthony dopo qualche giorno dall’operazione entrò in coma data dalla setticemia e morì la notte stessa del ricovero. Errore umano dissero, purtroppo venni a sapere che l’incompetente che finì l’operazione lasciò un lembo di garza nel corpicino di Anthony.Dovetti parlare io con Agatha e i suoi genitori e gli spiegai quello che era successo. Diedi loro subito i riferimenti dell’assicurazione dell’ospedale e i riferimenti del mio legale difensore. Ero sicurissima che volessero fare causa all’ospedale ma non lo fecero. Il dolore copriva ogni loro pensiero di vita e di andare avanti.Io ricordo che non riuscivo a provare niente, né senso di colpa, ne dolore solo un fastidio permanente.Il giorno dopo il funerale del piccolo Anthony chiamai il mio commercialista per dirgli di occuparsi della vendita della collana di diamante e di devolvere tutto per associazioni che aiutano chi non può permettersi cure mediche. In realtà chiesi anche che una bella somma fosse versata in forma anonima alla famiglia di Anthony ma loro respinsero il bonifico. Pazzi pensai. in realtà stavano solo impazzendo di dolore.Dopo qualche mese Agatha bussò alla mia porta chiedendo se il posto di dog sitter fosse ancora libero e gli risposi di si. Cody era contento perche io mi ero dimenticato di lui e se ne occupavano la governate.

Divenni sempre distaccata verso il mondo che mi circondava, sempre più intollerante verso tutti.

Mi alzavo facevo colazione, andavo a lavorare, ritornavo a casa cenavo dormivo e via di seguito in questo loop senza senso. Una mattina presto, vidi Agatha passare davanti casa mia con altri 4 cani, ne portava a casa uno e poi sarebbe passata da me a prender Cody. Invece si fermò davanti a me. Io ero in pigiama e tremavo dal freddo. Delicatamente Agatha mi portò a casa e mi fece sdraiare sul divano e mi preparò un te caldo.

Era da tanto che qualcuno si prendesse cura di me. Da quel momento in poi nonostante il dolore che le avevo arrecato, Agatha rimase una presenza fissa nella mia vita. Era il mio unico contatto con la realtà.

Di provare dolore non riuscivo ancora e mi corazzavo con l’essere stronza con chiunque tranne che con Agatha.E  si ero diventata una dannata stronza ma il dolore trova la sua via per farsi sentire e così è stato

 Ha approfittato della perdita di memoria per riemergere, insieme a lei, più forte che mai.

 Adesso seduta sul pavimento della stanza misteriosa guardo la bellissima teca vuota dove era la collana di diamanti e la mia cicatrice.Ricordo anche questo: mentre operavo Anthony, il piccolo principe moro, mi feci un tagliettino con il bisturi, ma uscì pochissimo sangue e continuai.

Sento Agatha dietro di me e mi dice:

- Rachel è tutto pronto, la ditta per il trasloco è arrivata.

Mi alzo di scatto e le sorrido.

- Agatha amica mia grazie senza di te non ce l’avrei fatta.

- Non ho fatto niente di speciale

Invece per me è stata la mia salvezza, una vera amica che silenziosamente senza pretendere nulla da me, mi è stata vicina.

Mi ha aiutato a recuperare la memoria e la mia vita.

E’ stata la mia eroina con il super potere dell’umanità.

Ma non è un super potere di cui siam dotati tutti? Ci conviene usarlo o le perderemo.

Dedicato a tutte le eroine-amiche che sono veri diamanti che illuminano le nostre vite.

Grazie Ru, Re, Da.

 

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Genere

racconto

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