Selfie

Selfie.

 

Voglio farlo prima di partire: un bel selfie in cui si veda bene lo strapiombo, il mare cristallino che si fonde col cielo; voglio che si vedano le sporadiche vele colorate che sembrano pinne di squali giganteschi. Voglio che tutti vedano dove sono: in un Paradiso e non chiusa fra quattro mura.

Se riguardo quelli che mi sono fatta, da quando ho questo cellulare, quello più trasgressivo è in giardino, accanto al roseto in fiore. C'è anche chi ha commentato con un originalissimo "Una rosa tra le rose", quando a guardarci bene in quel selfie sembro più un'erbaccia infestante.

Adesso tutti vedranno dove sono, schiatteranno d'invidia eh sì: loro a sudare nell'afa cittadina e io qui, con la brezza salmastra che asciuga il sudore e che alla sera fa sì che si dorma bene coperti con un lenzuolo.

Voglio che si vedano i fiori dei cactus, le case che da qui sembrano dipinte dalla mano di un bambino sulle pareti delle rocce.

Rosa, verde, giallo: un tripudio di vita, di gioia.

Voglio che si veda quanto sia felice.

Potrei sporgermi di più, così tutti capirebbero appieno la mia contentezza ma so che sarebbe rischioso.

Non tanto per la mia incolumità, sia chiaro, quanto per la mia vita futura.

Se solo mi sporgessi ancora, proprio oltre la roccia su cui mi trovo, allora tutti vedrebbero Lamberto.

Lui diceva che non sapevo fare le foto, che non sarei mai riuscita a cogliere tutta la bellezza di questo posto.

Si è fatto una marea di selfie in ogni angolo della spiaggia, del bar, dell’hotel e poi con le cameriere, con la vamp della reception e anche con l’animatrice, che potrebbe essere sua figlia. Con me uno o due: lui con un sorriso abbagliante, io no, io non sorrido mai. Gli ho sempre detto di aspettare, di farcene una decente, invece lo faceva apposta a scattare per cogliermi al top della sciatteria.

Il viaggio l'ho vinto io, partecipando a un concorso trovato in uno dei tanti giornali che compro per sognare attraverso vite altrui: due settimane in Grecia.

Lamberto ha iniziato a rompere subito anche in vacanza, a fare come a casa, riuscendo a portare i muri del nostro appartamento fin qui, cercando di chiudermici dentro.

È stata sua l'idea della scogliera per farsi l’ennesima foto, così è andato verso il punto più alto, dove sono io adesso.

Si è messo in posa e poi si è spostato di qualche centimetro, perché non si vedevano bene gli occhi attraverso le lenti da sole.

Le infradito hanno fatto il resto: all'inizio pensavo scherzasse, ma poi... poi quando ha lasciato cadere il suo preziosissimo cellulare cercando disperatamente un appiglio ho capito che stava per precipitare nel vuoto.

È rimasto appeso, urlandomi non so cosa.

Io me ne sono stata a guardare le sue dita attaccate alla roccia per qualche secondo, poi mi sono avvicinata, ho guardato dritto nei suoi occhi dilatati dal terrore e, quando mi ha detto “Che cazzo fai aiutami!” gliele ho pestate, sì: con i sandali che a lui ricordano un cotechino stretto nella sua cordicella. I miei polpacci per la precisione: a lui sembrano due cotechini, anche poco fa me lo ha detto. Ho pestato con forza e lui è passato dalle parolacce alle suppliche: mi ha supplicata, una cosa che non ha fatto che acuire la mia rabbia.

Poi è caduto giù.

Io sono rimasta ferma, immobile.

Mi sono sporta: l'ho visto, tra le rocce, col mare che gli accarezza il capo come volesse destarlo.

Il cinturino del sandalo destro ha ceduto, ma non m’importa: sono felice, felice e libera.

Ecco: voglio che tutti vedano quanto lo sia.

Premo sul pulsante e sguaino un sorriso mentre sento muoversi muscoli che ormai non sapevo più d'avere.

È in questo momento, mentre riguardo la foto e la invio subito sulla mia pagina facebook, che una voce mi fa sussultare.

"Chiama la polizia!" sento.

Ci sono quattro persone, sbucate da dove? Non le avevo viste, ma loro devono avere visto, tutto.

"Ho cercato di salvarlo ma..." inizio a farfugliare e loro mi guardano male, guardano me e il cellulare che stringo in mano.

Piango ma non servirà a molto.

"Questa è la felicità" ho scritto sopra la foto, su facebook.

L'unico selfie in cui sorrido, l'unico non sfocato.

Devo dare atto a Lamberto, non sono brava a fare le foto.

Come diceva lui: non so cogliere l'attimo giusto.

selfie.jpg

Genere

noir

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